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Le origini storiche del Palio di San Floriano

Tutto ebbe inizio dalla scomunica di Federico II da parte del Papa
Federico II
Federico II

Nel 1239 i rapporti tra il Papa e Federico II si fanno più tesi a seguito di una serie di reciproche provocazioni, culminate nell'incitamento alla ribellione rivolto ai cardinali da parte di Federico. Il Papa il 20 marzo 1239 replica lanciando la scomunica a cui Federico risponde con le armi, nominando suo figlio Enzo legato imperiale nel regno e affidandogli il compito di sottrarre la Marca alla sovranità pontificia. L'investitura a re di Sardegna di Enzo (Enzo è la versione italiana del tedesco Heinz, diminutivo di Heinrich, Enrico, vero nome del Re) era già stata una delle cause della tensione con il Papa, che considerava l'isola un feudo di sua competenza.

Enzo riceve la nomina il 25 luglio 1239 ed inizia l'invasione nel mese successivo, in concomitanza di un'offensiva diplomatica condotta dal padre con l'invio di messaggi alle città umbre e marchigiane in cui le si esorta a scuotere il "giogo della chiesa". Tra questi messaggi rientra la lettera inviata a Jesi, che contiene il famoso paragone con Betlemme. Jesi d'altronde si era già avvicinata da mesi alla parte imperiale, come dimostra la presenza in città del ghibellino Corrado di Falerone da Fermo, nominato podestà. Nella sua avanzata nelle Marche, per assicurare il regno alle spalle, Enzo occupa Macerata che diviene la roccaforte degli imperiali; poi, nell'ottobre, dal territorio di Osimo inizia le trattative con Jesi, mostrandosi molto interessato a trarre questa città dalla sua parte. I colloqui tra Enzo e i rappresentanti di Jesi hanno risultati positivi anche per l'attiva collaborazione del podestà Corrado di Falerone.

Jesi decide pertanto di schierarsi apertamente dalla parte imperiale, dopo che all'interno della città lo scontro aspro tra le fazioni guelfa e ghibellina si era risolto con la vittoria del partito imperiale, cui segue la cacciata dei capi di parte guelfa. Jesi viene magnificamente ricompensata della sua decisione, perché sempre in ottobre dal suo accampamento presso il Musone, Enzo rilascia in favore del comune un privilegio di eccezionale importanza ed altre particolari concessioni.

In forza di tali documenti al comune di Jesi viene riconosciuta la più completa indipendenza e la piena sovranità sul territorio circostante; l'autorità di porre chi volesse negli uffici di ogni genere e inoltre la completa competenza giurisdizionale civile e penale sui cittadini e su tutti gli altri abitanti del territorio ad esso annesso. Importante era inoltre la concessione del libero commercio anche marittimo lungo tutta l'estensione della costa adriatica della Marca, per tutti gli abitanti del territorio di Jesi.

Anche se Jesi rimane fedele all'imperatore per soli 9 anni, il privilegio di Re Enzo viene ritenuto dalla città di particolare importanza anche nei secoli successivi, e per più ragioni. Quando infatti Jesi ritorna ad ubbidire al pontefice, l'autorità ecclesiastica, seppure a malincuore, è costretta a riconoscere, approvare e confermare quanto era stato concesso dal re Svevo.

(tratto da "Jesi e il suo contado" volume primo di Costantino Urieli)

Personaggi principali che partecipano alle cerimonie rievocative:


Podestà:
massima carica istituzionale del comune, il cui mandato aveva la durata di un anno, più avanti ridotto a sei mesi; veniva di solito dal di fuori del territorio a garanzia della sua imparzialità. Nel 1239 era podestà di Jesi Corrado di Falerone, di famiglia tradizionalmente ghibellina, proveniente da Fermo. Nelle sue funzioni giudiziarie era coadiuvato da un giudice, alle sue dirette dipendenze, detto giudice del podestà, che nel 1239 era Gerardo di Bologna. Un secondo giudice, detto giudice del comune, completava l'organico: in quell'anno era Vitaliano di Padova. Facevano parte della "familia" anche un miles, alcune guardie e un servitore "domicello".

Sindicus:
veniva nominato dal comune quale ambasciatore in occasione di particolari eventi, quali sottomissione di castelli o rapporti con il governo centrale; quello del comune inviato al re Enzo si chiamava DOMINICUS.

Balivi:
avevano compiti di polizia e la responsabilità di sorvegliare la manutenzione delle strade e di vigilare sulla sicurezza notturna; la nomina dei balivi è citata esplicitamente quale privilegio nel diploma concesso dal re.

Camerlengo:
all'amministrazione delle pubbliche finanze erano deputati i Massari o Camerlenghi, scelti frequentemente tra i monaci degli ordini esistenti in città come gli Agostiniani o Silvestrini.

Estimatori:
agli estimatori spettavano gli accertamenti fiscali delle porte di loro competenza.

Sindicus generalis scholarum et artium:
era il rappresentante delle scholae ed artes cittadine.

Capitani:
citati nel 1248 in occasione di trattative con l'abate di Chiaravalle in numero di quattro.

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