Il Verdicchio dei Castelli di Jesi
Il nome Verdicchio appare per la prima volta in un atto notarile nel 1569. Deriva dall’omonimo vitigno e dall’acino d’uva che anche maturo, quando prende un bel colore giallo paglierino, conserva evidenti riflessi verdolini.
L’area di produzione (24 comuni) comprende soprattutto le colline al centro della provincia di Ancona e, in minima parte, circoscritti territori della provincia di Macerata.
Il Verdicchio dei Castelli di Jesi si ottiene dalle uve del vitigno Verdicchio, varietà autoctona. Possono concorrere altri vitigni a bacca bianca autorizzati, fino ad un massimo del 15%.
La DOC è stata conseguita nel 1968. Nel 2010 il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico e il Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva hanno ottenuto la DOCG. Esistono sette tipologie diverse:
Verdicchio dei Castelli di Jesi, Spumante, Riserva, Passito;
Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico, Riserva e Superiore.
Il Verdicchio dei Castelli di Jesi ha un colore giallo paglierino, a volte con sottili sfumature verdi che volgono al dorato con la maturazione. Il profumo è delicato, con fragranza fresca e persistente di frutta e fiori, sentore di mandorle amare. Il sapore è asciutto, fine, armonico, con retrogusto gradevolmente amarognolo.
Altri vini e bevande alcoliche
Nel territorio di Jesi e della Vallesina (la valle del fiume Esino) si producono anche altri vini DOC: due rossi – la Lacrima di Morro d’Alba e il Rosso Piceno – e l’Esino che esiste sia nella varietà bianca che rossa.
Da secoli, nei colli jesini, con un’antica varietà di ciliegia selvatica fatta fermentare in vino rosso locale, si fa una bevanda alcolica (14° circa), dolce e aromatizzata, chiamata vino di visciola.
Gli amatori di distillati potranno inoltre assaggiare le grappe di Verdicchio e di Lacrima.
Olio extravergine di oliva
La qualità e la tipicità dell’olio dei colli jesini sono il frutto di diversi fattori: condizioni climatiche favorevoli, territorio, varietà di olive e un’antica tradizione olivicola e frantoiana. Le varietà prodotte sono: Leccino, Frantoio, nonché varietà locali quali Raggia, Mignola, Carboncella e Rosciola.
Miele
Le Marche conservano un'antica tradizione di apicoltura con una diffusione capillare su tutto il territorio. Il particolare paesaggio di Jesi e dei suoi Castelli, intervallato da calanchi, ripe, fossi e corsi d'acqua permette molteplici coltivazioni foraggere (erbe medica, lupinella, ecc.) o da seme (girasole, coriandolo, ecc.) circoscritte da arbusti e siepi selvatiche ricchissime di fioriture e generose di nettare e polline.
Le api producono in questa zona mieli il cui colore varia dal chiaro trasparente al nero scuro:
Miele acacia: chiaro-trasparente; sempre liquido, dal gusto dolce e delicato
Miele girasole: giallo dorato; compatto e duro, dal gusto leggero e caratteristico
Miele millefiori: dal giallo chiaro al marrone bruno; è il più variegato nel profumo e nel sapore
Miele melata: dall'ambra scuro al nero con riflessi verdastri; semiliquido o morbido, con un forte aroma. Il più particolare è il miele melata di quercia, ricco di minerali e ideale anche in abbinamento con i formaggi.
Carne e salumi
Nel comprensorio di Jesi, alcune fattorie allevano allo stato brado bovini di razza Marchigiana, Chianina e Romagnola, e producono una carne la cui qualità è garantita dal marchio IGP “Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale”.
Inoltre, nella cultura contadina e mezzadrile delle Marche nonché in quella gastronomica, il maiale ha sempre avuto un ruolo di primo piano. Ancora oggi, diverse macellerie e salumerie perpetuano la tradizione e propongono prodotti fatti con estrema cura, come ad esempio: il ciauscolo, salume morbido da spalmare; la coppa di testa, insaccato cotto ottenuto con carne di maiale (magro di testa, lingue e cotenne); una delle più antiche specialità tipiche delle valli marchigiane, le salsicce fresche, stagionate o di fegato.
Formaggi
Fin dalla notte dei tempi il formaggio ha sempre costituito uno dei fondamenti dell’alimentazione dell’entroterra. Nelle colline si prepara il pecorino marchigiano, il formaggio ovino più prodotto nel territorio, caratterizzato da un gusto delicato o intenso a seconda della stagionatura.
Inoltre, dal 2004 Jesi ospita il primo caseificio marchigiano dedicato alla produzione delle mozzarelle di bufala. L’azienda realizza formaggi dal latte di bufala e formaggi misti (bufala e mucca), tutti lavorati con il latte prodotto dall’azienda: vari tipi di formaggi, freschi e stagionati, e un’ampia scelta di formaggi aromatizzati.
Una leccornia speciale: la lonza di fico (o lonzino di fichi)
Della lonza questa preparazione ha solo la forma. Nasce nelle campagne della Vallesina al fine di non perdere la grande quantità di fichi che maturavano tutti nello stesso periodo.
La lonza o lonzino di fico è una leccornia dalla caratteristica forma cilindrica che si presenta avvolta da foglie di fico legate con fili proprio come un insaccato. L’ingrediente principale è costituito dai fichi essiccati che vengono aromatizzati con mistrà, rum, o con la tradizionale sapa. Il tutto viene poi macinato aggiungendo noci e mandorle triturate a parte.
Il lonzino di fico si prepara ad ottobre ma si può reperire tutto l’anno. Si degusta tagliato a fettine non troppo sottili. È ottimo abbinato a un formaggio non molle, di media stagionatura e a un calice di vino passito. Il lonzino di fico è uno dei sei presidi marchigiani dello Slow Food*.
*I Presidi sono un progetto di Slow Food nato nel 1998 con lo scopo di recuperare e salvaguardare le piccole produzioni di eccellenza gastronomica minacciate dall'agricoltura industriale e dal degrado ambientale. Non è una certificazione ufficiale (è assegnata da un comitato scientifico di Slow Food), ma i criteri di definizione sono simili a quelli di certificazioni come IGP e DOP. La commercializzazione dei prodotti dei Presìdi è svolta direttamente dai produttori o dai consorzi di produttori.
Un condimento a base di mosto: la sapa
Parente prossima del vino cotto, conosciuta anche al tempo dei Romani che la usavano al posto del miele, la sapa si ottiene attraverso la concentrazione a fuoco diretto del mosto fino a far evaporare circa il 70-80% della quantità iniziale. La sapa così ottenuta si presenta come uno sciroppo dolcissimo, di colore variabile dall’ambrato al rosso-violaceo con un intenso odore di caramello e sapore mielato. Terminata la bollitura, il prodotto viene decantato e poi imbottigliato in recipienti di vetro, dove può conservarsi anche per alcuni anni.
Si utilizza sul gelato, sulla panna cotta, sulla lonza di fico e come base per diversi dolci.
Ogni anno, nella seconda metà di ottobre, Rosora, uno dei Castelli della Vallesina (15 km da Jesi), dedica una gran festa alla sapa.


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